66. L'effimera ricchezza di Spagna e Portogallo.

   Da: F. Borlandi, L'et delle scoperte e la rivoluzione
economica nel secolo sedicesimo, in Nuove questioni di storia
moderna, Marzorati, Milano, 1972.

 Lo storico Franco Borlandi afferma che i metalli preziosi che
affluivano in gran quantit in Spagna e Portogallo, provenienti
dal Nuovo Mondo, non riuscirono a trasformare le economie
piuttosto arretrate dei due paesi. Siccome la penisola iberica
mancava di un valido tessuto produttivo e manifatturiero, mentre i
governi, con le loro ambizioni imperiali, necessitavano di
continui ed enormi investimenti, i prodotti e i capitali mancanti
vennero forniti con sempre maggior intensit, in cambio dell'oro,
da finanzieri ed imprenditori stranieri (italiani, tedeschi ed
olandesi), i quali controllarono progressivamente l'economia delle
nazioni iberiche. A poco a poco oro ed argento defluirono dalla
penisola, senza che le ricchezze da l transitate avessero potuto
modificare in profondit la sua struttura economica.


   Tanto la Spagna che il Portogallo, i due grandi protagonisti
delle scoperte, hanno passivit continue e gigantesche, e realizzi
saltuari ed assai lenti. Da un lato devono dunque affrettare e
facilitare gli esiti; dall'altro devono ricorrere al credito,
all'iniziativa privata ed al capitale straniero; [...] Anversa
[porto e centro finanziario fiammingo] diventa la grande riserva
di capitali a cui son costretti a far ricorso Portogallo e Spagna,
obbligati ad abbandonare i primi propositi di navigazione oceanica
esclusivamente di Stato, per ammettere l'iniziativa privata e
soprattutto l'intervento di finanziatori, di armatori, di capitani
e di equipaggi stranieri.
   Occorre danaro altrui per sostenere spese e rischi; e a chi lo
fornisce tocca, alla fine, la maggior parte degli utili del grande
commercio. Sullo Stato grava l'enorme carico delle spese
permanenti che crescono a dismisura col crescere del dominio: c'
la marina, c' l'amministrazione e la guerra; c' l'acquisto delle
merci di altrui produzione da dare in cambio di ci che si ottiene
in terre lontane. Chi s'arricchisce non  lo Stato, sia Portogallo
o sia Spagna, ma sono i suoi creditori ed i suoi fornitori. Il
Portogallo pu acquistare le spezie e gli altri prodotti d'Oriente
se paga in rame e in argento, i metalli pei quali  tributario a
grandi imprese dell'alta Germania; pu correre il mare, ma manca
di materiale per le costruzioni navali e deve ricorrere al
naviglio olandese ( proprio anzi sul Portogallo che l'Olanda
getta le basi della sua potenza marittima); pu infine, ed in pi
di un caso, mandare navi nell'India solo perch si costituiscono
consorzi di capitalisti tedeschi e italiani, assicurando alla
corona una percentuale sugli utili.
   In Spagna la posizione del capitale straniero diventa poi
colossale. Ogni iniziativa privata  in mano dei mercanti e
banchieri di Augusta, di Norimberga o di Genova. Persino
l'elezione imperiale di Carlo quinto  resa possibile per le
enormi somme che sborsano i Fugger ed i Welser insieme ad agenti
di case italiane stabilite ad Anversa. Il debito della corona
spagnola con la sola casa dei Fugger assomma in breve a centinaia
di migliaia di ducati. Fra il 1555 ed il 1557 i soli Affaitadi di
Cremona prestano al re di Spagna ben 200.000 scudi, e diversi
milioni di ducati prestano in una sola volta i Centurione di
Genova. Il numero di grandi creditori  infinito. Fra i tedeschi i
Fugger, i Welser, gli Imhoff, gli Hchstetter, i Wochin, i
Rehlinger; fra gli italiani i Centurione, gli Invrea, i
Pallavicino, i Grimaldi, gli Affaitadi, i Marino, gli Spinola.
Siviglia e Lisbona pullulano di stranieri non meno di Anversa, ed
alla fine del Cinquecento non s'incontrano meno di 10.000 genovesi
nella sola Castiglia. Nel 1578 il Portogallo arriva a cedere ad
uno straniero, un tedesco di Augusta, nientemeno che l'appalto del
commercio di tutte le spezie. La Spagna lascia andare i suoi
giacimenti di mercurio nelle mani di creditori tedeschi proprio
quando il mercurio sta per diventare indispensabile per la
lavorazione dei metalli preziosi che l'America comincia a fornire;
per tacitare i suoi creditori, concede loro titoli di credito su
future importazioni di prodotti transoceanici, appalti per la
riscossione delle pubbliche entrate o titoli deprezzati di debito
pubblico; e nel 1575 sar in bancarotta.
   Le grandi scoperte che hanno consentito e favorito la
formazione di imponenti capitali ne segnano anche il trionfo. Il
commercio oceanico di contrabbando che frutta dal 100 al 600 per
cento, i profitti del 150 per cento toccati fin dai primi anni ai
Welser, agli Affaitadi ed ai loro imitatori ed associati, che
trattano spezie od armano navi per l'India, rinsaldano vecchie
posizioni, potenziano disponibilit, accentuano slancio
d'iniziativa. Oramai le grandi potenze europee non sono pi
rappresentate da sovrani o da principi; chi conta, chi pu rendere
possibile o impossibile una pace o una guerra, chi elegge gli
imperatori e finanzia gli eserciti  un gruppo di personaggi
nuovi, i capitalisti, i moderni uomini d'affari che dispongono di
crediti in tutte le piazze, che nel giro di pochi giorni possono
costituire o disfare consorzi patrimoniali, che concentrano nelle
loro mani la ricchezza propria e l'altrui. Il grande capitalismo
entra nella storia e vi entra subito da sovrano. Jacob Fugger pu
scrivere orgogliosamente al suo debitore Carlo quinto
ricordandogli che se lui, Fugger, lo avesse voluto, sul trono
imperiale, invece di Carlo quinto, sarebbe salito il francese
Angoulme [Francesco primo di Valois-Angoulme, re di Francia]. I
sovrani gli mandano ambasciatori, il papa, per salutarlo, lo
abbraccia ed i cardinali si alzano davanti a lui. Un Absburgo non
si degrada a sposare una Welser, e Pietro Aretino [scrittore
italiano vissuto dal 1492 al 1556], avvicinando Giovan Carlo
Affaitadi, trova che par pi odorare di principe mentre la
maggior parte de' principi non puzza che di plebeo.
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